l giardino di Poggio Castello a Monguzzo

1.   Origini

Nel 1991 il terreno della attuale proprietà, ai piedi dell'antico castello di Monguzzo (provincia di Como), conteneva una villetta disabitata circondata da sterpaglie. Ad oggi l'edificio è stato trasformato e si trova circondato da altre due piccole dépendances abitative, il tutto immerso in un giardino di circa 7000 mq. che prende posto a giusto titolo tra i più belli della zona di Como-Lecco. Le foto 1 e 2, riprese a dieci anni di distanza dal medesimo punto prospettico, documentano la trasformazione.

2. Struttura

Zone. Il giardino è suddiviso in dieci zone, ognuna delle quali forma un insieme coerente dal punto di vista botanico, stilistico e di atmosfera. Le zone comunicano tra di loro in modo integrato ma, per il giuoco delle suddivisioni e dei "cannocchiali", vanno scoperte una per una. Si può quindi parlare di un giardino "a stanze" che adotta i principi paesaggistici dei giardini inglesi del 900. La planimetria generale, eseguita recentemente e quindi a posteriori rispetto alla creazione del giardino, riporta in dettaglio la suddivisione attuale delle aree e l'inventario approssimativo delle essenze botaniche ivi contenute.

Le principali zone sono:

1. giardino delle bordure. Prato formale con vasca centrale, circondato da emiciclo di bordure miste , osservabili da fronte e retro. Periodo interessante: piena estate,autunno. Sullo sfondo, siepe curva di prunus lusitanica con due aperture sul giardino nel bosco. Per un elenco dettagliato del contenuto delle bordure, vedere planimetria foglio 1.

2. giardino nel bosco. Zona ombrosa di querce, lecci, faggi, davidia, betulle, conifere, cornus,rododendri , carpini, ilex, osmanthus, zelkova, camelie. Sottobosco di felci, ellebori etc. mantenuto luminoso potando i rami bassi.

3. lo stagno. Scavato nel 1993, fondo rivestito in butile, alimentazione prevalentemente ad acqua piovana, iris d' acqua, tre varietà di ninfee, angolo bog , equilibrio ecologico completo di rane, pesci, bisce d'acqua e airone…. Circondato da azalee japoniche,azalee mollis, pennisetum, persicaria, aceri. boschetto di parrotie, liriodendri tulipifera, conifere, ortensie villosa, rheum, cornus etc. . Periodi preferiti primavera e autunno.

4.il giardino delle acidofile. Prevalentemente rododendri varietà garibaldi e altre, camelie hagoromo,fraterna, sassanqua, aceretti, edgeworthia.

5.il giardino nella ghiaia. Atmosfera mediterranea, timi, lavande "hidcote", rose, rosa banksia, dicentra, rosmarino prostrato, salvie, viburnum in vaso, graminacee, stipa, festuca, euphorbie, pyrus salicifolia, felci, peonie arbustive, sommaco, bossi varie forme, antico melograno, semprevivi in vasche di pietra, agavi, berceau con rosa "félicité et perpétue", clematis "vivian pennell", salvie di vario tipo, erbe aromatiche, sfondo siepe di faggetti .

6.il giardino costruito. Strutture formali collinari all'italiana realizzate con materiali poveri (tufo, travi e porfido), stachys lanata, rose iceberg, magnolie decidue, clematidi di vari tipi, allée di palle di bosso, allium nano, sedum, roselline a cascata, berceau di rosa " pierre de ronsard" e "clair matin", rose gialle "graham thomas", senecio neozelandese, hosta giganti, cotoneaster. Tunnel di rose new dawn, scarpata di ortensie e arbusti, mahonie, idrangea petiolaris, sophore, scarpata di nepetha, bossi a palla e piramide, caprifoglio rosa, gelsomino rincospermum

7.il cottage garden. Disordine totale e colori forti, al retro della casetta di legno. Digitalis, sommaco, rose , felci, perenni varie.

8.il roseto. Grande triangolo fiancheggiato da due bordure con 29 rose antiche da parco, 17 rose a cespuglio francesi, 12 rose inglesi , glorietta ricoperta con rampicanti bianche, olea fragrans gigante, camelie, lilla', cotoneaster, siepe di alloro, muretti di bosso, conifere, cornus , viburnum, choysia ternata,

 

9.il giardino d'ingresso.Piccolo giardino formale posto ad uno degli ingressi sulla strada. E' composto da una importante siepe di tasso con vari volumi, da due bastioni di tufo contenenti aceri, un faggio nano prostrato e un cornus controversa, da due bacini riempiti di nandine, da una magnolia grandiflora a ramificazione diffusa legata in appoggio alla casa, e da un inizio di rivestimento di gelsomino il quale sta gradualmente ricoprendo i principali muri esterni della casa.

10. il mini-parco del rustico. Su tre livelli, a prato, intorno ad un magnifico esemplare di fagus asplenifolia, cedri, abeti, rosa " complicata", olea fragrans, susino ad ombrello, tronco di pioppo scavato con conifera nana, rododendri rosa, viburni, bambu, pachysandra, edera.

 

3. Linee guida

Premesso che un giardino non può rispondere a principi di tipo esclusivamente architettonico, o botanico, o estetico, o storico, l'esperienza di Monguzzo suggerisce alcuni consigli di carattere generale per chi avesse interesse a "partire dal prato": Leggere e visitare. Creare un giardino è un'esperienza profondamente culturale e multidisciplinare. Occorre riempirsi la testa di visioni e di ispirazioni. I due strumenti principali sono stati: - leggere tutto, dalle riviste ai libri di tecnica, alle monografie fotografiche e,soprattutto, visitare tutto il possibile, in Italia e all'estero, cosa che fanno molti stranieri ma purtroppo pochi italiani.

Avere un piano regolatore che possa reggere nel tempo per la destinazione delle varie zone. A Monguzzo questo ha permesso di creare in anticipo le infrastrutture (acqua, luce, sentieri, siepi, muretti) e di sviluppare le zone una per volta anziché in modo provvisorio , disordinato e costoso. Predisporre i mezzi realizzativi: questo per evitare eccessive ambizioni troppo costose e per circondarsi di gente competente. Nei primi anni è stato essenziale avere pochi fornitori specializzati e ben selezionati, ai quali chiedere consigli e interventi. A Monguzzo, ogni zona ha avuto un principale fornitore specifico, evitando sovrapposizioni. Nessuna area nuova può nascere senza buoni fornitori. E' altrettanto indispensabile avere accesso a personale specializzato per la gestione e la manutenzione, possibilmente sempre la stessa persona anche quando non a tempo pieno. Un bel giardino non si ottiene reinventando la luna ad ogni pié sospinto. Il giardiniere di Monguzzo è stato un artefice essenziale del giardino partecipando e assecondando ogni decisione.

Programmare i passaggi da una zona all'altra, anche prima di disegnarne il contenuto. Questo ha richiesto interventi non propriamente di giardinaggio ma più nella competenza del fabbro, del muratore, del falegname, dell'idraulico, dell'elettricista.E' stato essenziale curare bene i cannocchiali, nel l'inserire elementi . Se si sbagliano, sono molto difficili da smontare. Verificare i percorsi, anche in base all'uso prevalente del giardino. In teoria sono stati disegnati sulla carta ma non è stato fatto niente prima di averli percorsi innumerevoli volte a piedi. Lo stesso dicasi per i veicoli. Un piazzale disegnato male, se richiederà manovre complicate, vi farà innervosire per il resto della vita Comprendere la differenza tra un bel giardino e una collezione di piante. La botanica è importante ma è da considerarsi uno strumento, mai fine a se stesso. Un arbusto locale semplice, del colore giusto, dal volume armonioso , piazzato nel punto giusto, è molto più interessante di una fila di esemplari rari, costosi e delicati, nei colori e nei posti sbagliati.

4. Ruolo della fotografia

La fotografia ha giuocato un ruolo determinante nella creazione del giardino. Anzitutto perché non mente e permette di evitare errori. Poi perché un giardino è (e deve essere) un'opera d'arte. Come tale ha il diritto\dovere di essere apprezzata anche da chi non è mai stato sul posto. E infine perché la ricerca di una inquadratura armoniosa obbliga a disporre le piante nel modo giusto. Senza contare che col passare degli anni l'accumulo di centinaia per non dire migliaia di immagini ha permesso di documentare l'evoluzione del giardino in tutte le stagioni. e in tutti i suoi stati evolutivi .

A Monguzzo, nella campagna comasca

pubblicato da Rivista Gardenia Novembre 2010.

Nella prima metà del Seicento un grande filosofo inglese appassionato dipiante e fiori, Francesco Bacone, aveva scritto un saggio, Of Gardens, nel quale, fra l'altro offriva consili pratici per realizzare quello che da sempre è il sogno di tutti i proprietari di giardini: uno spazio verde bello ni tutte le stagioni. Scelta obbligata di specie sempreverdi per i mesi più freddi, ricorso a crochi, giacinti, rose, aquilegie e gigli per la primavera, mentre per l'estate e l'autunno erano state suggerite le piante da frutta: dalle fragoline alle mele passando per ribes, lamponi, prugne e pere. Quasi quattro secoli dopo, l'eterno sogno di un fazzoletto di terra capace di offrire meraviglie in ogni periodo dell'anno è stato rincorso con accorgimenti decisamente più sofisticati e complessi, anche in un giardino ai piedi del castello di Monguzzo, nell'Alta Brianza. Dove adottando quello schema 'a stanze' che ha reso celebre molti giardini inglesi del Novecento ( a cominciare da Hidcote Manor) è stato progettato un sapiente puzzle di zone piantate nel modo più diverso - ma sempre in sintonia con la conformazione del terreno e il paesaggio intorno - che da gennaio a dicembre riescono a garantire un'ininterrotta e affascinante alternanza di colori e giochi di forme e volumi. Ogni zona è definita da robuste siepi squadrate di faggio ( Fagus sylvatica 'Purpurea') o di Prunus lusitanica, ma anche da cortine irregolari di alberi ed arbusti che ammorbidiscono lo schema di solito un po' rigido dei giardini a stanze, e in più contribuiscono a fermare lo sguardo impedendo così che tutto l'insieme possa essere colto con un solo colpo d'occhio. Un espediente compositivo che il padrone di casa, Piero Sierra, consiglia a chi, avendo a disposizione uno spazio ridotto ( come in questo caso ), voglia farlo apparire più grande. Il giardino nel bosco, per esempio è un fresco e luminoso intreccio di tronchi, rami, foglie e fiori che si onde senza soluzioni di cintinuità con alcune piante di alto fusto che svettano al di la del confine. Qui la parte del leone è stata affidata a un drappello di alberi che danno il meglio di se all'arrivo dei primi freddi, quando si tingono di giallo, rosso, porpora, rame, viola o arancio: carpini ( Carpinus betulus) aceri (Acer nikoense, A, platanoides 'Drummondii'), la ramificatssima Zelkova carpinifolia, la magnifica Nyssa sylvatica dal tronco sinuoso, il generoso CErcidiphyllum japonicum, che non contento delle sue fiammeggianti foglie autunnali le colora di bronzo anche quando spuntano in primavera. Accanto ai campioni del fall foliage hanno poi trovato posto alberi che riescono a farsi apprezzare anche quando sono completamente spogli, perchè è allora che risalta al massimo la loro fantastica corteccia: a sfoglie rbuno arancio che si arrotolano su un fondo color miele quella dell'elegante Betula albosinensis, a righe grigie e verdi quella che riveste il tronco e i rami di Acer Capillipes e a. rufinerve. Oppure alberi come Malus floribunda, Prunus serrulata e P. incisa, scelti per le loro raffinate fioriture di fine inverno, o il mitico albero dei fazzoletti (Davidia involucrata) che in primavera propone vistse bratee bianche. Sotto i rami degli alberi, tenuti a debita distanza da terra per lasciar filtrare la luce e consentire così la crescita di un rigoglioso sottobosco, è stata poi sistemata una schiera di arbusti e piante erbacee che aternano i loto atout da un mese all'altro: Cornus alba e C. sericea 'Flaviramea', che nelle giornate più fredde esibiscono i loro giovani rami roso brillante e giallo acido, Magnolia Stellata, che alla fine dell'inverno illumina tutta la zona con la sua fioritura candia e poi felci, ellebori fragranti osmanthus e tappeti rosa di Erica carna che dopo essere stati in fiore per gran parte dell'inverno e della primavera cedono il passo a macchie di Erica vagans. Atrettanto affascinante l'atmosfera che si respira nel vicino "giardino dello stagno" alimentato con acqua piovana e popolato da ninfee, iris, papiri, carici, rane, peci, bisce d'acqua e aironi. Qui gli alberi ad alto fusto dalle belle foglie autunnali sono stati confinati sullo sfondo in netto contrasto con alcune conifere dall'immutabile livrea sempreverde, mentre in primo piano si alternano le macchie di colore offerte da alcuni aceri di taglia ridotta, mescolati a ortensie e a ciuffi di Pennisetum villosum, una graminacea ornamentale insuperabile nel catturare la luce. E poi il giardino costruito, severo, strutturato e capace di mantenere impavidamente inalterato il suo disegno anche sotto la neve: aiole geometriche definite da vialetti lastricati che si incrociano ad ancgolo retto, bossi giudiziosamente potatia sfera per ritmare lo spazio, colonnine di tufo nobilitate da urne di terracotta per dare verticalità all'insieme e una doppia rampa di scale perfettammente simmetrica per collegare le terrazze ricavate su un terreno in salita e sottolineare il cannocchiale visivo verso il castello di Monguzzo che si staglia sul fpondo: una versione in piccolo di un decoro che impreziosiva molti parchi barocchi del passato.